Una due giorni di coppe da leoni per le italiane di Champions, a suon di gol e brividi e soddisfazioni. Ad aprire l'armata tricolore Juventus e Milan martedì sera. I Bianconeri hanno avuto ragione di un Maccabi che nell'arco delle due sfide ha fatto soffrire Buffon e compagni più del previsto. A risolvere la questione ci ha pensato Camoranesi che sta vivendo una stagione a grandi livelli,

ai quali non si esprimeva più da qualche anno. L'oriundo capellone mette il timbro sulla pratica che viene chiusa e archiaviata con l'ausilio del solito grande Buffon, sempre più determinante e probabilmente l'unico nel suo ruolo a fare la differenza in maniera così sostanziale. A Milano i rossoneri impattano col Real grazie ad un altro capellone, dentone Ronaldinho, che fredda Casillas dagli undici metri e impatta il gol rapinoso di Benzema. Il diavolo non gioca benissimo e mostra qualche lacuna tattica a livello di disposizione sul campo di gioco. Il tridente d'attacco è lasciato a se stesso, mal supportato da centrocampo che manca di un uomo che faccia da raccordo tra le due sezioni. Il secondo tempo del Milan è stata la manifestazione di questa mancanza con Nesta e Thiago Silva costretti al lancio lungo per innescare Pato e compagni. Dinho sarebbe sulla carta l'uomo giusto per riempire questo buco lasciato da Kaka, se solo avesse voglia di correre la metà di quanto correva l'attuale numero 8 dei blancos. I nuovi galacticos sono apparsi confusionari, senza

un'identità precisa: Marcelo, Benzema, Higuain, oltre al già citato Kaka erano slegati da schemi e non davano punti di riferimento alla retroguardia meneghina,ma neanche a Diarra e soci, costringendo così l'impostazione della manovra all'improvvisazione. Cercasi sistema di gioco. Succede così che due squadre che annoverano fior di campioni tra le loro fila facciano fatica a imbastire un'azione degna di questa nome e si affidino all'estro dei propri fuoriclasse o presunti tali. In questo contesto la differenza l'ha fatta (udite udite) niente di meno che il bistrattato Dida, strepitoso nel finale con due interventi decisivi che hanno inchiodato il match sull' 1 a 1. Buona comunque la situazione di Juventus e Milan che adesso hanno la strada in discesa verso gli ottavi.
A sorprendere, se si pensa alla vigilia, è la Fiorentina che, tra le magnifiche quattro, è quella che ha la situazione più rosea ed è a un

passo dalla qualificazione. La crisi del Liverpool ha spalancato le porte della qualificazione alla Banda Prandelli, anche ieri vittoriosa sul Debrecen nonostante qualche amnesia caratteriale. In Champions non si può pensare di aver già vinto la partita al 15', per di più se lo scarto con gli avversari si limita ad un gol. Punita dal proprio eccessivo leziosismo la Viola ha reagito immediatamente al rientro dagli spogliatoi e ha infilato quattro palloni alle spalle del malcapitato Pantic sotto la guida di Capitan Dainelli, obbligato al divorzio forzato dal probabile stiramento di Gamberini (sia ringraziata la sosta). La classifica del girone pende sempre di più dalla parte dei gigliati, adesso padroni del proprio destino e liberi di giocarsi la gara col Lione con praticamente due risultati su tre disponibili.
Dulcis in fundo la pazza Inter, che risponde sempre di più al proprio inno sociale. Alzi la mano chi non ha tremato quando ha segnato Shevchenko; sono tornati a galla tutti i brutti ricordi di quando l'ucraino militava sull'altra sponda di Milano e faceva impazzire i cugini a suon di gol (il quindicisemo ieri sera). Sheva ha improvvisamente materializzato e c

oncretizzato tutte le paure e le insicurezze europpe dei nerazzurri, colpiti come un pugile e sbiancati davanti al fantasmino numero sette. Mourinho però avrà terrorizzato ancora di più i suoi nell'intervallo visto che al rientro in campo per i secondi quaranatcinque minuti i sorci verdi li hanno visti i padroni di casa della Dinamo; Eto'o, Balotelli, Samuel, due pali e occasioni a non finire. La porta di Bohush sembra stregata fino a quando il principe insacca il gollonzo per eccellenza, una delle conclusioni meno pericolose di tutta la gara che rimette il risultato sul pari. L'inter incalza e continua ad arrembare, schiuma rabbia la compagine campione d'Italia e vuole scacciare gli spiriti che aleggiano sulla sua Champions, finora avvolta in un sortilegio malefico, e ci riesce allo scadere. Corre il minuto 90 quando l'estremo difensore di Kiev incappa nella più classica delle parate maldestre e Sneijder, voluto fortemente in campo dall'allenatore scaraventa in rete tutta la furia, tutte le ansie e i timori di ogni tifoso interista. L'Inter può esultare, per il risultato e anche per quanto fatto vedere nel secondo tempo; prestazione maiuscola, potente, velenosa e cattiva. Josè da Setubal ha rischiato, come al solito, con le sue scelte nette ma ancora una volta i suoi uomini lo hanno ripagato senza tradirlo.

Piccolo appunto al Barcellona, un solo punto in due partite col piccolo Rubin Kazan. Si sono fatti i processi alla squadra di Moratti ma Ibra e Messi adesso rischiano più della squadra italiana. Cercasi voglia di vincere sempre; ieri la squadra catalana ha fatto vedere una circolazione e un possesso palla di altri tempi ma conclusioni prossime allo zero. Azioni insistite a tal punto da far perdere le staffe.
Consiglio: tirate. Risulta difficile entrare in porta con il pallone....