giovedì 5 novembre 2009

Fantasmi e Capelloni

Una due giorni di coppe da leoni per le italiane di Champions, a suon di gol e brividi e soddisfazioni. Ad aprire l'armata tricolore Juventus e Milan martedì sera. I Bianconeri hanno avuto ragione di un Maccabi che nell'arco delle due sfide ha fatto soffrire Buffon e compagni più del previsto. A risolvere la questione ci ha pensato Camoranesi che sta vivendo una stagione a grandi livelli, ai quali non si esprimeva più da qualche anno. L'oriundo capellone mette il timbro sulla pratica che viene chiusa e archiaviata con l'ausilio del solito grande Buffon, sempre più determinante e probabilmente l'unico nel suo ruolo a fare la differenza in maniera così sostanziale. A Milano i rossoneri impattano col Real grazie ad un altro capellone, dentone Ronaldinho, che fredda Casillas dagli undici metri e impatta il gol rapinoso di Benzema. Il diavolo non gioca benissimo e mostra qualche lacuna tattica a livello di disposizione sul campo di gioco. Il tridente d'attacco è lasciato a se stesso, mal supportato da centrocampo che manca di un uomo che faccia da raccordo tra le due sezioni. Il secondo tempo del Milan è stata la manifestazione di questa mancanza con Nesta e Thiago Silva costretti al lancio lungo per innescare Pato e compagni. Dinho sarebbe sulla carta l'uomo giusto per riempire questo buco lasciato da Kaka, se solo avesse voglia di correre la metà di quanto correva l'attuale numero 8 dei blancos. I nuovi galacticos sono apparsi confusionari, senza un'identità precisa: Marcelo, Benzema, Higuain, oltre al già citato Kaka erano slegati da schemi e non davano punti di riferimento alla retroguardia meneghina,ma neanche a Diarra e soci, costringendo così l'impostazione della manovra all'improvvisazione. Cercasi sistema di gioco. Succede così che due squadre che annoverano fior di campioni tra le loro fila facciano fatica a imbastire un'azione degna di questa nome e si affidino all'estro dei propri fuoriclasse o presunti tali. In questo contesto la differenza l'ha fatta (udite udite) niente di meno che il bistrattato Dida, strepitoso nel finale con due interventi decisivi che hanno inchiodato il match sull' 1 a 1. Buona comunque la situazione di Juventus e Milan che adesso hanno la strada in discesa verso gli ottavi.
A sorprendere, se si pensa alla vigilia, è la Fiorentina che, tra le magnifiche quattro, è quella che ha la situazione più rosea ed è a un passo dalla qualificazione. La crisi del Liverpool ha spalancato le porte della qualificazione alla Banda Prandelli, anche ieri vittoriosa sul Debrecen nonostante qualche amnesia caratteriale. In Champions non si può pensare di aver già vinto la partita al 15', per di più se lo scarto con gli avversari si limita ad un gol. Punita dal proprio eccessivo leziosismo la Viola ha reagito immediatamente al rientro dagli spogliatoi e ha infilato quattro palloni alle spalle del malcapitato Pantic sotto la guida di Capitan Dainelli, obbligato al divorzio forzato dal probabile stiramento di Gamberini (sia ringraziata la sosta). La classifica del girone pende sempre di più dalla parte dei gigliati, adesso padroni del proprio destino e liberi di giocarsi la gara col Lione con praticamente due risultati su tre disponibili.
Dulcis in fundo la pazza Inter, che risponde sempre di più al proprio inno sociale. Alzi la mano chi non ha tremato quando ha segnato Shevchenko; sono tornati a galla tutti i brutti ricordi di quando l'ucraino militava sull'altra sponda di Milano e faceva impazzire i cugini a suon di gol (il quindicisemo ieri sera). Sheva ha improvvisamente materializzato e concretizzato tutte le paure e le insicurezze europpe dei nerazzurri, colpiti come un pugile e sbiancati davanti al fantasmino numero sette. Mourinho però avrà terrorizzato ancora di più i suoi nell'intervallo visto che al rientro in campo per i secondi quaranatcinque minuti i sorci verdi li hanno visti i padroni di casa della Dinamo; Eto'o, Balotelli, Samuel, due pali e occasioni a non finire. La porta di Bohush sembra stregata fino a quando il principe insacca il gollonzo per eccellenza, una delle conclusioni meno pericolose di tutta la gara che rimette il risultato sul pari. L'inter incalza e continua ad arrembare, schiuma rabbia la compagine campione d'Italia e vuole scacciare gli spiriti che aleggiano sulla sua Champions, finora avvolta in un sortilegio malefico, e ci riesce allo scadere. Corre il minuto 90 quando l'estremo difensore di Kiev incappa nella più classica delle parate maldestre e Sneijder, voluto fortemente in campo dall'allenatore scaraventa in rete tutta la furia, tutte le ansie e i timori di ogni tifoso interista. L'Inter può esultare, per il risultato e anche per quanto fatto vedere nel secondo tempo; prestazione maiuscola, potente, velenosa e cattiva. Josè da Setubal ha rischiato, come al solito, con le sue scelte nette ma ancora una volta i suoi uomini lo hanno ripagato senza tradirlo.
Piccolo appunto al Barcellona, un solo punto in due partite col piccolo Rubin Kazan. Si sono fatti i processi alla squadra di Moratti ma Ibra e Messi adesso rischiano più della squadra italiana. Cercasi voglia di vincere sempre; ieri la squadra catalana ha fatto vedere una circolazione e un possesso palla di altri tempi ma conclusioni prossime allo zero. Azioni insistite a tal punto da far perdere le staffe.
Consiglio: tirate. Risulta difficile entrare in porta con il pallone....

lunedì 2 novembre 2009

Il gol della domenica

Il punto sull'undicesima

La Juve stecca, l'inter dirige. Questo il leit motive dell'undicesima tornata di campionato. Mourinho scava un solco che inizia ad avere una certa consistenza tra lui e le inseguitrici e se l'armata nerazzura si confermerà ai livelli delle ultime stagioni si può già parlare di campionato chiuso. Copertina dunque per la capolista che senza faticare troppo espugna il Picchi imponendosi per 2 a 0 su mago Merlino Cosmi che di magie ieri non ne ha fatte vedere. Il sigillo dei campioni non si è fatto attendere: Milito timbra il cartellino per la seconda volta in tre giorni, Maicon dimostra ancora una volta tutto il suo strapotere fisico facendosi una cavalcata epocale prima di siglare la rete che chiude la partita. L'impressione è che l'Internazionale si diverta: con il Palermo ha giocato al gatto col topo chiudendo i primi quarantacinque minuti sul 4 - 0. Poi si è rilassata, ha lasciato un po' di gloria alla propria preda prima di riazzannarla senza pietà. A Livorno il risultato non ha concesso proprio nulla ai dirimpettai. Eto'o e compagni salutano e se ne vanno. Discorso opposto per la Signora che si accartoccia su se stessa e distrugge maldestramente quanto di buono fatto vedere con la Sampdoria. Il Napoli ormai specialista in rimonte ha fatto a fette la retroguardia bianconera, e per quattro quinti della nazionale, inflandola per tre volte in meno di mezzora. Ferrara è finito a gambe all'aria e l'impressione che abbia già esaurito i bonus a sua disposizione è sempre più forte. E' un peccato il tonfo dei bianconeri, perchè fa calare l'interesse sul campionato addirittura prima della metà, a meno di clamorose sorprese/regali dalla Milano nerazzurra; ma una riflessione sui limiti della Juventus è adesso d'obbligo. La squadra che fu di Capello, e neppure quella di Lippi, non avrebbe concesso la rimonta di sabato. Non a caso quelle squadre vincevano gli scudetti, questa....
Il Milan conferma quanto di buono ha fatto vedere ultimamente sbarazzandosi del Parma con doppio Borriello al rientro da titolare. Chissà come sarà stato contento quel nottolone di Huntelaar a vedere il diretto concorrente per una maglia da titolare segnare e risolvere la pratica, per di più con un gol in rovesciata. Ronaldinho continua a trotterellare in mezzo al campo accendendo la luce ogni tanto con un assist in qua e la. In campionato può bastare così per aver ragione di Guidolin o affini, in champions ci vorrà un altro ritmo e il dentone (e anche Leonardo) lo sa. Intanto il diavolo prosegue la serie positiva che l'ha riportato a ridosso delle prime, in zona champions e sopratutto a meno due dalla Juve. A buon intenditor...
Torna alla vittoria la Fiorentina che, non senza qualche fatica di troppo, riesce ad aver ragione di un Catania sempre più inguaiato ma che ha venduto cara la pelle. Prandelli ringrazia il ritrovato Marchionni (tre gol in due gare) e può concentrarsi in santa pace sulla sfida con il Debrecen che tanto dirà in chiave qualificazioni agli ottavi di Coppa Campioni. In bocca al lupo.A Genova la Samp rimane a bocca asciutta e Garrone maderà una bella cesta di frutti stagionali a Barreto (non si può sbagliare un rigore al 90' !) e alla terna arbitrale che annulla un gol per motivi su cui si interrogheranno i candidati al Nobel a Bonucci al 96'. A far discutere però sono le parole di Cassano, fischiato da una parte del pubblico, che non ha mandato giù la disapprovazione del tifo blucerchiato e ha minacciato l'emigrazione (nel riquadro sottostante l'intervista al pibe di Bari); aperto il dibattito: Cassanata o sfogo giusto? L'italia si dividerà.
Roma e Lazio provano a scuotersi e ad uscire dal torpore smuovendo la propria classifica. I giallorossi superano 2 - 1 il Bologna all'Olimpico con gol di Vucinic (toh, chi si rivede) e Perrotta, vero battagliero mai domo, dopo essere andato sotto per mano di Adailton, che in vecchiaia ha deciso di segnare tutti i gol che finora non era riuscito a fare, già quattro in campionato. Tre punti che fanno respirare Ranieri ma che non possono far allentare la corda: per uscire definitivamente da questo stato di crisi ci vorrà continuità di risultati e domenica il calendario prevede la trasferta a San Siro sponda nerazzurra, vero banco di prova dopo la parentesi europa league del giovedì cha ha da venire. La Lazio racimola un punticino a Siena che tiene a galla Ballardini (per quanto??) ma da' ancora l'idea di una squadra confusa e alla ricerca di una propria identità di gioco; non sarebbe il caso di pensare a recuperare quantomeno Ledesma e utilizzare part time Cruz? Rocchi garantisce più corsa a e mobilità rispetto al Jardinero e i gol sono il suo mestiere da sempre. Nel frattempo Lotito si accontenti di interrompere la serie supernegativa di campionato, ma domenica prossima scende giù il Milan. Urge prova di carattere immediato.
Sugli altri campi da segnalare la rotonda vittoria del Cagliari per 3 a 0 sull'Atalanta e la prima doppietta italiana di Nenè, oggetto misterioso del mercato di Cellino; Chievo e Udinese impattano su un comodo 1 a 1 e nel posticipo quello che era atteso come l'incontro dal gol facile tra Palermo e Genoa (le due difese non sono certo il massimo dell'ermetismo) si chiude con uno scialbo 0 a 0. Il calcio è anche questo.

Dichiarazioni shock di Cassano

giovedì 29 ottobre 2009

Il punto sulla decima

Turno infrasettimanale ricco di gol quello che accompagna il campionato verso il secondo quarto del suo percorso. Giornata che apprariva come un crocevia fondamentale in diversi campi di gioco, dove un contiguo numero di squadre avrebbe dovuto indirizzare al meglio (o al peggio ) la propria stagione.
Titolo di testa va obbligatoriamente alla Juventus che travolge la Sampdoria in casa per cinque a uno, si candida al ruolo protagonista di anti inter, e spazza via,
almeno fino al prossimo stop, tutti i dubbi riguardo organico, guida tecnica e inserimento dei nuovi. Amauri, Chiellini, Camoranesi e Trezeguet fanno festa trafiggendo a più riprese il povero Castellazzi, senza mostrare un minimo di compassione, esattamente come ai tempi di Capello, quando Ibrahimovic e il bomber francese facevano a fettine le retroguardie avversarie. La rete della bandiera di Pazzini serve solo per gli amanti delle statistiche e, purtroppo, fa cadere il sipario sulla rivelazione blucerchiata, che finora era stata colei che aveva espresso il gioco più spettacolare e divertente. I nuovi Vialli e Mancini però si schiantano sul muro eretto da Buffon e compagni e dicono addio ad un sogno tricolore che avevano candidamente cullato per un paio di mesi. Un plauso particolare va a Giorgio Chiellini: difensore non certo fine e elegante come Nesta, atleticamente prestante, si sta facendo valere anche sotto porta e lo dimostra il gol messo a segno su assist di Amauri, atto finale di un triangolo iniziato e concluso da lui stesso. Sempre più uomo squadra e goleador improvvisato.
Se la Doria piange il Grifone invece sorride, ride sarebbe dire troppo. Dopo tre sconfitte i rossoblu erano prossimi a cadere in un baratro senza fine e la Fiorentina ferita da Maggio vestiva alla perfezione i panni del carnefice, del boia pronto ad abbattere la sua scure sulla società più antica di Genova. Invece l'undici di Gasperini ha avuto ragione della Viola, mettendo in mostra una gran voglia di correre e di giocare, senza affanni dovuti agli ultimi risultati negativi; sarebbe stato lecito attendersi una partita dominata dal caos, dal nervosismo e dalla ricerca sfrenata del gol scaccia incubi. Invece Palladino ha tirato fuori dal cilindro una giocata d'autore, in collaborazione con Sculli, e Mesto non ha tergiversato quando, dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo, si è trovato sul destro la palla del vantaggio e l'ha capitalizzata al meglio bucando Frey sotto le gambe, Complimenti per la calma e lo stile compassato. La Viola è al secondo Ko in tre giorni, dato che non può non far riflettere Prandelli. Le sbornie di Champions non possono far distogliere gli occhi dal campionato, altrimenti il prossimo anno l'unico inno che sentiranno a Firenze sarà quello orribile dell'Europa League.
Rischiano di non ascoltare neanche quello invece le due romane che cadono di nuovo per mano di Cagliari e Udinese. I friulani affossano una Roma in crisi totale con Ranieri che non ha potuto fare molto in un ambiente malsano. Troppe aspettative, troppi fasti da dover celebrare nelle idee di chi comanda, e troppi problemi accantonati in un angolo sperando che evaporassero come acqua di mare. Errore. Rosella Sensi può scagliarsi contro chi vuole ma è la prima artefice di questo clamoroso flop dei giallorossi. I bianconeri di Marino ringraziano il redivivo Floro Flores che sigla una doppietta di testa e interrompono così il periodo nero. Periodo che si fa ancora più cupo per la Lazio, superata di misura dai sardi di Allegri all'Olimpico. Non funziona niente nella squadra biancoceleste, a partire da Muslera per arrivare a Zarate ( che un anno fa' di questi tempi trascinava la squadra con ben altri risultati); urge un mea culpa generale, dal presidente ai magazzinieri. Troppi elementi in organico (possibile che non si riesca a trovare una squadra di terza categoria che faccia giocare Makinwa invece di tenerlo a Formello a svernare?), troppe grane che traspirano dagli spogliatoi (Ledesma e Pandev su tutti), incapacità di Lotito di rendersi conto dei propri errori (vogliamo commentare Tare d.s. al posto di Sabatini?). Il capro espiatorio non può essere Ballardini, colpevole si, ma non l'unico. Presidente faccia autocritica, per favore...
Veniamo al San Paolo di Napoli dove la gara tra i partenopei e il Milan è assolutamente inutile per 80 minuti, eccezion fatta per i dieci iniziali e i cinque di recupero dove accade di tutto. Inzaghi e Pato sembrano indirizzare i rossoneri verso il quarto successo consecutivo. I resuscitati Cigarini (che gran gol il suo!) e Denis mandano gli azzurri in paradiso e mantengono l'imbattibilità di Mazzarri al settimo punto in tre partite. Due i fattori che emergono dal due a due di fuorigrotta: l'inversione di tendenza del Milan che solitamente recupera e stavolta è stato vittima della sua arma preferita ( peccato si superbia o ingenuità?) e gli attributi di Hamsik e compagni che confermano la capacità di fare risultato in quella che una volta era etichettata come zona Cesarini, e che già potrebbe essere rinominata zona Napoli. Postilla: bravo a Nelson Dida che sfodera tre miracoli tre nell'arco della medesima azione salvando la propria squadra. Vuoi vedere che ogni tanto si ricorda di essere un portiere?
Da segnalare infine la vittoria del Chievo a Catania che tranquillizza Di Carlo e costringe Pulvirenti a ponderare sul futuro di Atzori; il grandissimo gol di Marcolini che si riprende immediatamente dopo aver fallito un calcio di rigore e esplode una bomba da lontano che assume una traiettoria velenosa e prodiga, visto che regala tre punti ai veronesi (peraltro il regista clivense sta diventando un habituè di exploit del genere); vince il Bologna rimanendo a galla, per quanto?, e affossando Giampaolo, sempre più vicino all'esonero; vince il Livorno a cui sembra aver giovato la cura Cosmi (sei punti in due gare) e blocca l'Atalanta quando già Conte pregustava il sesto risultato utile consecutivo; vince di nuovo il Parma coi ragazzini terribili Bojinov e Paloschi entrambi in rete contro il Bari che, in attesa dell'Inter perde la leadership di miglior difesa del torneo.
E adesso tocca a Zenga e Mourinho. Che l'uomo ragno riesca nel colpaccio?

lunedì 26 ottobre 2009

Il gol della Domenica

Il punto sulla nona

Le grandi vanno, le altre stentano. Questo ciò che si può dedurre dalla nona giornata del massimo campionato, turno post coppe europee che, come al solito, lasciano strascichi sulle nostre compagini impegnate nelle manifestazioni continentali. Vincono (ma che fatica!!!) Inter, Juve e Milan rigorosamente in ordine cronologico e di classifica, ma convincono fino a un certo punto, faticando troppo e risultando superiori soltanto di misura rispetto a squadre attrezzate per competere
per ben altri obiettivi. I nerazzuri milanesi vanno sul 2 - 0 grazie a due episodi favorevoli come il gollonzo di Muntari e la punizione di Sneijder (Campagnolo rimandato a settembre) e poi rischiano nel finale di subire il ritorno etneo. Fortuna di Mourinho che Mascara e compagnia non vadano oltre la rete su rigore, altrimenti apriti cielo spalancati terra... La Juve stenta, annaspa, sembra non riuscire ad uscire vittoriosa dal pur amico campo di Siena, ma alla fine si aggrappa alla giocata del singolo, alla voglia di vincere di Amauri che trova la zampata decisiva sotto forma di colpo di testa che condanna i toscani e tiene a galla i torinesi. Urge una crescita di manovra e di personalità; giocando così (e accade ormai da qualche partita) non si andrà da molte parti. Diego latita, Trezeguet ha qualche ruggine da scrollarsi di dosso, e a poco serve che Chiellini e il solito Buffon (riguardatevi la parata sul pallonetto di Ekdal a fine primo tempo... da paura!) risultino sempre tra i migliori. Se non si fa gioco battere l'Inter rimarrà una chimera anche quest'anno. Croce e delizia della giornata di campionato è il Milan corsaro a Chievo. Sotto per la quasi interezza dell'incontro a Verona, e con gli avvoltoi e i gufi che già si stavano fregando le mani in attesa di sbranare la preda, ecco che si erge a protagonista inaspettato Alessandro Nesta da Roma, classe 1976. I vecchietti del Milan sono veramente inesauribili, verrebbe da pensare, ma credo è da sottolineare come questo ragazzo, dato per finito non più di un anno fa', abbia trovato la forza e la volontà per risalire e sconfiggere la malasorte che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera (tre mondiali giocati e altrettanti infortuni rimediati nel corso della competizione, un record). L'ex laziale sta trascinando il diavolo dalla prima partita stagionale ed è, senza ombra di dubbio uno dei leader dello spogliatoio. Ancora una volta il numero tredici ha dimostrato di che pasta è fatto e, se riuscisse a mantenere una forma fisica buona in maniera costante, senza infortuni, per un periodo lungo sarebbe ancora il miglior difensore italiano in circolazione (non ce ne voglia Cannavaro ma lo stile di Nesta è su un altro pianeta al confronto).
Cade la Fiorentina nel finale col Napoli targato Mazzarri corsaro al Franchi (due vittorie in altrettanti gare per l'ex tecnico della Sampdoria), cade il Genoa che subisce la rimonta di un Cagliari redivivo tra le mura amiche, tonfi fragorosi per le due romane, sconfitte a Bari per due a zero (Lazio) e in casa col modesto Livorno (Roma), contribuendo a sfatare due tabù. I ragazzi di Ventura sono al primo successo interno di questo campionato, con primo gol in A di Meggiorini, e il Livorno coglie i primi tre punti che combaciano con l'arrivo di Cosmi sulla panchina amaranto. Se il buongiorno si vede dal mattino...
L'euroitalia annaspa quando è di ritorno dal vecchio continente, ma le cause difficilmente sono da attribuirsi ad un fattore stanchezza, quanto invece ad uno mentale che svuota e scarica le nostre compagini subito dopo le gare europee. SVEGLIA!!!
Liberi dagli impegni extra-confini sono la Sampdoria e il Palermo che, non a caso, rivestono le due realtà più in forma del momento. La doria gioca un calcio da favola per i primi quaranta minuti a Marassi annicchilendo il Bologna. Cassano da spettacolo e dipinge traiettorie d'autore a ripetizione rifinendo al meglio per Pazzini e Mannini. Il Pazzo (in versione eroe mascherato) continua a segnare a ripetizione e oltretutto inventa un assist al bacio per il primo gol dell'ala destra ex Napoli (De Laurentiis in questo caso aveva ragione...) rinato a Genova con Del Neri. I blucerchiati sono forti di un morale da favola e godranno della non congestione di incontri, che potrebbe portarli a obbiettivi che vanno oltre le aspettative stagionali.
I rosanero di Zenga ringraziano Bovo e una deviazione provvidenziale che vale il terzo successo consecutivo. L'uomo ragno l'aveva sparata veramente grossa in estate autoproclamandosi in corsa per lo scudetto ma certamente il Palermo potrà dare fastidio a tutti soprattutto se il talentuoso Pastore riuscirà a prendere in mano il bandolo della matassa del gioco.
Dulcis in fundo un plauso per Antonio Conte e il tir Tiribocchi (al quarto gol consecutivo) che hanno rilanciato l'Atalanta, apparsa ormai fuori dal tunnel disperato in cui era sprofondata nelle prime giornate. L'ex capitano bianconero applica metodi di forte rigore, e vuoi vedere che la disciplina ferrea può ancora fare la differenza nel calcio moderno? Al campionato l'ardua sentenza..

venerdì 23 ottobre 2009

Fino all'ultimo respiro

Va in archivio la tre giorni di coppe di questa settimana con un bilancio positivo per il calcio italiano impegnato nei più disparati angoli del vecchio continente.
Il giovedì tocca a quella che un tempo era la coppa Uefa e che adesso ha il sapore di un surrogato della Champions League (con tanto di inno, peraltro orribile, fatto suonare in tutti gli stadi al momento dell'ingresso in campo delle squadre); ci si avvia sempre più verso un campionato europeo per club che ingloberà tutte le compagini impegnate attualmente in due manifestazioni separate.
Intanto conta ancora il calcio giocato e all'ora dell'aperitivo tocca alla Lazio aprire la serata di Europa League, in un match contro il Villareal che ha tanto il sapore di uno scontro diretto quasi fossimo già agli ottavi. Il sottomarino giallo parte bene, benissimo, intontisce la Lazio grazie al furore che mette in ogni azione e rischia a più riprese di andare in vantaggio. L'appannamento che ha contraddistinto quest'apertura di stagione degli spagnoli però si fa sentire ancora una volta, e la sterilità sotto porta finisce per pagare dazio a Zarate, bravissimo nello sfruttare un'assist di Cruz, figlio di un contropiede da manuale. Ci si attende adesso l'entrata in partita dei romani, fin lì spettatori non paganti. Invece gli spagnoli continuano ad esercitare il possesso palla ma non appaiono più cattivi come nei primi minuti e la gara perde d'intensità, riaccendendosi solo nel finale di primo tempo quando la pennichella della retroguardia locale viene disturbata da Eguren, che si inserisce alla perfezione dalla retrovie e buca Bizzarri ristabilendo la parità. La ripresa parte a rilento e si infiamma sulla quantomeno dubbia espulsione di Matuzalem, innescando una serie di reazioni a catena che daranno vita ad un finale da brividi. Occasioni a ripetizione da entrambe le parti ma sono i padroni di casa rimasti in dieci a crederci di più, andando vicini al vantaggio con palo di Zarate che si esibisce in coast to coast che meriterebbe altro finale e rischiando sullo scadere del tempo regolamentare con Senna che non riesce a scavalacare il sostituto di Muslera con un cucchiaio a dir poco maldestro. Corre il 92' poi quando Mauri imbecca Kolarov sulla fascia, il serbo crossa basso e teso per Rocchi che in spaccata fa il 2 a 1 finale. Euforia Lazio e corsa sfrenata del capitano e numero 9 biancoceleste sotto la nord con dedica ai tifosi. I Capitolini mettono un tassello importante per giungere alla qualificazione ai sedicesimi e sono attesi adesso all'esame di conferma tra quindici giorni in Spagna.
Se da una parte si fa festa, sull'altra sponda del Tevere si tira un sospiro di sollievo. La Roma va sotto a Londra con il non irresistibile Fulham e riesce a riequilibrirare il risultato solo al 93' con un gran gol di Andreolli, bravissimo a stoppare di petto e calciare al volo di destro, imprimendo una forza tale alla palla che piega le mani al portiere inglese e si infila in rete. Salvataggio in extremis per i giallorossi, in svantaggio dalla metà del primo tempo e in affanno per tutto l'incontro, sottoposti alle scorribande inglesi, sempre pericolosi in contropiede grazie all'ex Modena Kamara.La sfide dei fratelli Riise sembra pendere dalla parte del del più giovane Bjorn e la fortuna pare arridere ai londinesi, dato confermato pure dal rigore fallito da Menez, ma ecco che nel finale l'arrembaggio di De Rossi e compagni scaturisce l'effetto tanto sperato ed è quantomeno curioso che il gol del pari lo segni un giovane difensore italiano su cui Ranieri sta investendo, plauso e riconoscimento all'ex allenatore bianconero che ha puntato su questo ragazzo che troppo presto era stato rilegato ad un calcio marginale e di seconda fascia. La Roma però non riesce a spiccare il volo neanche con la nuova guida tecnica e, nonostante si aggrappi di tanto in tanto al carattere che l'ha contraddistinta ieri sera, dovrà fare qualcosa di più per dare un senso alla propria stagione.
Infine il Genoa che subisce tre gol dal Lilla e per Gasperini siamo a otto reti subite (e nessuna segnata!) nelle ultime due partite. Urge un riscatto pronto e convincente e il campionato che incombe già Domenica può rivestire l'importante ruolo di medicina per i rossoblu. Auguri.

giovedì 22 ottobre 2009

Cuori e Didastri

Finalmente un mercoledì da leoni per le squadre italiane in champions! Da molto, troppo, tempo non si vedeva un quasi en plein di successi e gol delle nostre compagini impegnate nella competizione più importante d'Europa. Con l'eccezione dell'Inter tutte le altre hanno fatto il loro dovere e hanno così riaperto in maniera più che perentoria il discorso qualificazione.
La copertina non può che essere appannaggio del Milan che vive il primo acuto della gestione Leonardo andando ad espugnare niente di meno che il Santiago Bernabeu, terra di un Real Madrid stellare. I rossoneri ringraziano un grande Pato e le cortesie che Casillas si è sentito in dovere di ricambiare per non far sfigurare troppo il collega Dida, autore a metà primo tempo di una scelleratezza all'altezza della sua fama; è incredibile come l'estremo difensore brasiliano si lasci sfuggire un pallone che definire innocuo è quasi un'offesa. Innocuo invece non è Raul che non si fa pregare e
non ci pensa due volte a trafiggere i milanesi dando inizio alla giostra di gol e di emozioni che darà spettacolo per la restante parte di gara. Il diavolo accusa il colpo, annaspa più di quanto dovrebbe di fronte a Kaka e compagni che non fanno nulla per accelerare il ritmo e chiudere la gara, già apparentemente convinti di aver incassato i tre punti. Ci pensa quindi il numero uno delle furie rosse a rimettere tutto in gioco, svegliato di soprassalto proprio nel bel mezzo della siesta da un tiro di Pirlo non imparabile che si insacca all'angolino e riapre i giochi. Il Milan tira fuori la rabbia e l'orgoglio di cui è geneticamente dotato e passa di nuovo dopo una manciata di minuti. Stavolta è Pato ad approfittare della generosità del portiere iberico, che esce sciaguratamente fuori area di rigore e, interdetto dalla possibile espulsione in caso di contatto con la palla, finisce per disegnare un'autostrada al papero che non può sbagliare. Ma la notte è ancora giovane e non adatta a cuori deboli. Drenthe spara al rallentatore ma è più che sufficiente per riportare il match in equilibrio e spedire un telegramma con distinti ringraziamenti a casa Dida. Quindi prova a pensarci Sergio Ramos che, indispettito, non vorrebbe sentirsi inferiore ai due illustri paperoni della serata e si improvvisa schiacciatore, peraltro con ottimi risultati, bucando la propria retroguardia. Buon per i blancos che anche l'arbitro si sia acclimatato al "volemose bbene" che aleggia intorno alle porte delle due squadre e annulli un gol fischiando un fallo che neanche la più cervellotica delle moviole riuscirebbe a scovare. Gli attaccanti però sono sempre gli attori più spietati nel giuoco del calcio e quando Seedorf pennella una palla d'oro sui piedi del numero sette rossonero il tris è servito. Pato esulta con la solita dedica alla moglie e manda in paradiso Leonardo che per la prima volta da quando allena a Milanello potrà andare a letto col sorriso sulle labbra. Il Milan espugna il campo del Real e l'impresa potrebbe risultare più importante di quanto possa apparire al momento, dando morale e la spinta definitiva per rinascere ad un ambiente finora cupo e triste. Il cuore rossonero ha battuto forte stasera ed è riuscito in questa grande impresa.
Forte come quello di tutti i tifosi Juventini quando, nei minuti finali della gara interna col Maccabi, hanno prima tremato e poi acceso l'ennesimo cero a San Buffon che ha evitato un imbarazzante pari ai bianconeri. Gianluigi Buffon e Nelson Dida: un tempo buona parte della critica li considerava allo stesso livello...
Consiglio: se siete tra di loro negate spudoratamente di aver professato questa verità.
La vecchia signora ancora orfana di Del Piero stenta esageratamente nell'aver ragione della squadra israeliana, piegata soltanto da una perentoria zuccata del trattore Chiellini, ancora una volta decisivo in una zona del campo che non è propriamente la sua. Giovinco rimanda ancora la crescita definitiva e continua ad alternare cose buone a pause immotivate, e speriamo per il bene del calcio italiano che non decide di avanzare la propria candidatura al ruolo di eterna promessa. Diego è in ripresa ma è ancora lontano dalla forma migliore, ciò nonostante lascia intravedere una serie di colpi che non molti colleghi hanno nel proprio repertorio. Trezeguet marca visita fallendo in ciò che meglio gli riesce (dicesi Gol), Sissoko e Felipe Melo fanno a cazzotti coi rispettivi dirimpettai e Camoranesi latita. Il cuore della Juventus è ancora una volta lui, Gigione Buffon, che sperava in una serata di riposo vista la caratura dell'avversario e invece si è ritrovato protagonista in positivo, sventando le occasioni che il Maccabi ha costruito in zona Cesarini. Da otto in pagella per come riesca a tenere sempre alta la concentrazione e non paghi mai dazio alla sua reputazione illibata, confermando di essere il migliore del mondo nel suo ruolo come prestazioni, costanza e personalità. Va anche sottolineato come totale demerito l'atteggiamento sconsiderato degli ospiti che sarebbe più adatto su un ring di boxe che in un campo da calcio, visto che hanno menato i bianconeri per tutto il tempo, istigandoli, aizzandoli e cercando di spostare l'incontro sul piano del nervosismo. Chi ha giocato a calcio sa bene che le botte fanno parte del gioco. Questo modo di impostare una gara però è senza dubbio da matita rossa.
Il mercoledì di Champions ha anche visto andare in scena una partita da manicomio in terre francesi, a Bordeaux per la precisione. Li infatti il Bayern Monaco cade per due a uno in una gara a dir poco rocambolesca. Due autogol, equamente distribuiti tra le due compagini, e due rigori falliti dai transalpini. Sale in cattedra, sia nel bene che nel male, ancora una volta un portiere. Hans Jorg Butt, estremo difensore dei tedeschi prima si incarta maldestramente su una palla facile facile, la perde e provoca un rigore ingenuo persino per i pulcini della scuola calcio, andando a stendere in scivolata un avversario sulla linea di fondo, al limite dell'area di rigore e come se non bastasse girato spalle alla porta e senza sbocchi di manovra immediata. Gourcuff si commuove e tira fuori dal cilindro un orribile cucchiaio facile preda del numero uno teutonico che ripara così al suo errore. I bavaresi non riescono a imporre il loro tasso tecnico in terra francese e anzi rischiano di capitolare nuovamente quando il direttore di gara fischia a cinque minuti dal termine un secondo penalty che Butt neutralizza ancora. Da scemo del giorno, titolo per il quale erano comunque in vantaggio Dida e Casillas, a quasi eroe il passo poteva essere breve, se solo il colpo di testa di Toni (guarda chi si rivede!) non si schiantasse sul palo negando il due a due. La chiamano sfortuna, sarà... ma considerata la regione in cui siamo è ragionevole pensare che possa essere qualche bicchierino di troppo.

mercoledì 21 ottobre 2009

Tutti i gol della terza giornata di Champions League del 20 ottobre

La Viola e Mister X

Ci si aspettava il ruggito della grande, l'armata Internazionale che avrebbe dovuto travolgere i malcapitati ucraini graffiando tutti gli antagonisti. Ci ritroviamo invece a celebrare il successo di una squadra che grande lo sta diventando giorno dopo giorno. La Fiorentina targata Prandelli espugna Budapest col quasi tennistico punteggio di 4 a 3 sugli ungheresi del Debrecen e non ci si lasci ingannare dalla vittoria di misura: i Gigliati hanno fatto molto di più ieri sera.
Sotto di un gol dopo neanche due minuti hanno reagito col piglio di chi sa di essere più forte e non si fa prendere dalla foga di dimostrarlo con impetuosità, ma si lascia andare a azioni rapide e precise, semplici nella loro essenza, muniti di quella rabbia che diventa letale per chi si trova a doverli affrontare. In tredici minuti l'affermata e pregiata coppia Gilardino-Mutu ha letteralmente travolto e spazzato via i magiari, senza lasciare loro alcuna possibilità di scampo. L'undici di Firenze non si è scomposto ne si è demoralizzato davanti allo svantaggio a sorpresa e ha fatto la sua partita con la consapevolezza di chi sa quali sono i suoi mezzi; il poker firmato Santana ha di nuovo rimesso all'angolo i padroni di casa, che si erano riaffacciati sulla gara col secondo gol. Il definitivo tris dei locali servirà soltanto alle statistiche. Da rimarcare bene il fatto che la Viola ha giocato con quella spavalderia che già col Liverpool e con la Juve pochi giorni fa' aveva fatto vedere: Prandelli sembra aver davvero fatto fare il salto di qualità ai suoi ragazzi. Unica nota stonata il reparto difensivo. Da rivedere (ma non da ripetere) più volte per capire quali meccanismi non hanno funzionato; di certo se Dainelli e Gamberini fino ad ora hanno fatto da roccaforte alla porta meno battuta del campionato non saranno diventati dei brocchi in novanta minuti di Champions (pardon, i minuti erano due). Probabilmente un calo di concentrazione dovuto alla bassa lega dell'avversario, ma quanto sarebbe interessante vedere una giovane centrale italiano ad alternarsi a quei due. Un Bocchetti ad esempio crescerebbe molto e potrebbe affermarsi in poco tempo. Della Valle, prendetelo!!
A migliaia di chilometri di distanza sotto la Madunina, Eto'o e compagni si schiantano sugli eredi di Lobanovskyj e impattano una gara che alle 20.45 avrebbero tassativamente dovuto vincere. La contemporanea (e incredibile) sconfitta del Barcellona al Camp Nou col semisconosciuto Rubin Kazan (che guarda caso aveva fermato anche la squadra di Moratti) rende meno amaro il punteggio ma non può soddisfare mister Mourinho, apperentemente tranquillo e in vena di scherzare alla vigilia. Il terzo pareggio in altrettante gare rischia di diventare un fardello non indifferente, e non tanto a livello di qualificazione (i campioni d'Italia e di Spagna passeranno comunque agli ottavi senza ombra di dubbio) quanto a livello mentale. Se la prima X col Barca è stata fatta passare come un buon risultato, non possono essere considerati tali anche i due pari con le altre compagini del girone. In svantaggio dopo pochi minuti e raggiunto l'uno a un col solito Stankovic, il Golia nerazzuro non ha saputo sbarazzarsi del bianco Davide e a poco è valso l'arrembaggio che ha prodotto soltanto il gol salvafaccia di Samuel. Da brividi poi la mossa Materazzi centravanti negli ultimi minuti, quasi una sorta di amarcord e un ricorso ai mezzi del calcio di emergenza, una soluzione che si vede solitamente tra i campionati di amatori o di terza categoria. Ma ancora una volta è da elogiare il coraggio di Mister X che, pur di arrivare ai tre punti, è ricorso a qualsiasi stratagemma (e ditemi voi se far giocare Suazo non è uno stratagemma).
Sheva però non si è fatto abbattere nemmeno dalla forza bruta di Matrix e ha regalato l'ennesimo dispiacere in carriera agli ex cugini, che peraltro ha ammesso di non amare particolarmente. Fortuna per Mou che dalla Catalogna arrivano notizie incoraggianti altrimenti il via ai processi mediatici (e probabilmente non solo) sarebbe stato impetuoso e molto molto difficile da arginare.
Congedo con epitaffio per due nobili decadute.
Il Barcellona di Guardiola cade in casa dopo essere riuscita a pareggiare lo svantaggio iniziale. Alzi la mano chi all'intervallo non pensava alla furia che Ibrahimovic e Messi avrebbero scatenato nella ripresa subissando di gol i Russi. Invece patatrac, 2 a 1 per gli ospiti e Blaugrana che confermano un momento non proprio felicissimo dopo il pareggio di Domenica nella liga. Reazione aspettasi, grazie.
Il Liverpool sembra scivolare via dalle mani di Benitez che per anni ha fatto della determinazione e degli "attributi" le colonne portanti della sua creatura. Il Lione orfano di Benzema, che sembrava alla fine di un ciclo ad inizio stagione, espugna Anfield Road in zona Cesarini e apre la crisi dei Reds in Champions, precipitati al terzo posto nel girone e adesso costretti al combattimento all'arma bianca in Francia tra due settimane per restare aggrappati al treno qualificazione. Auguri di pronta guarigione.

martedì 20 ottobre 2009

Il gol della Domenica

Il tango delle coppie del gol

L'inizio di campionato ha ribadito ancora un volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, della tendenza al ritorno alle due punte tradizionali. Ci sono stati anni in cui a fare la voce grossa era il cosiddetto albero di Natale che aveva fatto la fortuna del Milan Ancelottiano.
Adesso si viaggia in tandem, a partire dalla capolista Inter che, liberatasi non senza qualche remora del mostro Ibrahimovic, è ripartita dal duo Eto'o-Milito. Che bello vedere quie due giocare (e segnare) assieme! Sono l'incarnazione del manuale del gioco offensivo. Non è da sottovalutare che sia stato Muorinho a fornire il placet alla fuga del genio di Malmoe per comporre una coppia che ce ne farà vedere delle belle.
Ma la serie A racconta anche di storie meno blasonate. Scendendo più giù di qualche chilometro ci imbattiamo in quella che sembra essersi guadagnata il posto titolare che ad inizio torneo non era proprio. I redivivi Amoruso e Bojinov stanno facendo la fortuna di Guidolin ed è strano pensare come due giramondo di quel calibro si siano trovati a meraviglia nel giro di qualche partita. Il Nick nazionale e il bulgaro senza terra stanno facendo volare i gialloblu sull'onda di un'intesa che promette di fare sfracelli, col consenso di Paloschi, ovviamente...
A Roma intanto il duo Zarate-Rocchi annaspa più di quanto fosse lecito pensare; l'argentino non poteva certo ripetere l'exploit di un anno fa' (leggi continuo raddoppio di marcatura e non solo) ma era più che lecito aspettarsi di vederlo comunque giocare, e segnare, meglio di quanto ha fatto finora. Analogo il discorso per il capitano biancazzurro che ha griffato la Supercoppa e i primi tre punti della stagione ai danni due squadre nerazzure (strana casualità) ma che non trova continuità.
Chi invece fa parlare poco ma non manca mai l'appuntamento col gol è la premiata ditta Miccoli-Cavani; talentuosi all'inverosimile, molto silenziosi e di basso profilo e autori di gol difficilmente banali. Controllate le statistiche! A fine anno le punte palermitane saranno entrambe in doppia cifra (e nessuno parlerà mai di loro dato che non fanno notizia) senza, elemento non trascurabile, essere centravanti di ruolo.
Risalendo lo stivale troviamo un'altro tandem atipico, ovvero quello abitualmente residente a fuorigrotta: Lavezzi-Quagliarella. I due sembrano stentare a trovare un'intesa (forse influisce il voler essere troppo leader col pubblico) ma sulla carta potrebbero (per De Laurentiis dovrebbero) integrarsi al meglio con Mazzarri che già in passato ha ottenuto grandi risultati dai suoi uomini gol dal profilo lineare e veloce (leggi Pazzini & Cassano).
Proprio questi ultimi si stanno confermando ai livelli del girone di ritorno del torneo precedente anche se a Fantantonio manca qualche realizzazione in più, che compensa ogni Domenica inventando assist di ogni genere. Ma il vero attacante moderno è proprio il Pazzo che riesce ad abbinare un'ottima velocità a una prorompenza fisica inusuale vista la stazza non troppo massiccia. I due faranno strada e non è sacrilego compararli a Vialli-Mancini.
A Udine ci sono Floro Flores e Di Natale, coppia classica di un calcio che fu, incarnata dal centravanti boa (specie in via di estinzione) e la seconda punta dal gol facile che svaria e corre per tutto il campo, aiutata dal talento cristallino che incomprensibilmente non è stato accalappiato da qualche grande del calcio. Evidentemente Oliviera (ricordate il numero 7 del Milan del dopo Sheva?) era molto più mediatico. Fatemi il piacere.....
Nel rione di Chievo invece campeggiano il centravanti bandiera Pellissier, giocatore mai definitivamente esploso che si è sempre guadagnato onestamente la pagnotta all'ombra dei riflettori (complimenti) e il centravanti triste (nonchè sterile)Bogdani, che ricorda un po' Tare. Un consiglio: segua le orme del predecessore e si dia ad un ruolo dirigenziale.

Ci sono poi i vari Pato & Ronaldinho (Huntelaar dove sei?), Iaquinta & Amauri (per tacer di Trezeguet) e i cadaveri Lucarelli e Tavano... Vuoi vedere che Diamanti aveva capito tutto in anticipo e ha preferito emigrare per tempo?? Chiromante.



Intanto ci rituffiamo nelle coppe cercando di celare un calcio in crisi sperando nelle magnifiche (?) sette.
Ma un tempo sette non erano le sorelle?

lunedì 19 ottobre 2009

Il Punto sull'ottava

Il Punto

Lo squillo dell'Inter di sabato sera ha fatto risuonare un campanello nelle orecchie dei "nemici" di Mourinho, che improvvisamente si sono tutti ammutoliti, causa anche di un insolito silenzio dello special one che si protrae da un po' di giornate. Che stia diventando diplomatico l'uomo da quattordici milioni all'anno???
Intanto ci ha pensato quel signor centrocampista che è Stankovic con una prodezza balistica da metà campo e una propensione sempre più forte a mettere il sigillo con perle da campione di classe cristallina. Con lui hanno tuonato Balotelli, Cambiasso e Maicon (che novità...) e Vieira. L'inter da un segno forte alle inseguitrici, in primis la Juventus che non va oltre all'uno a uno in casa con una Viola tutta classe e carattere, per merito di Jovetic, vera rivelazione di inizio campionato, e Vargas che sembra essere maturato e diventato più brillante. Tradisce le attese Diego, ma non è da sottovalutare il fatto di venire da un infortunio; non lo inchiodiamo al banco degli imputati già da adesso; se il brasiliano troverà un po' di tranquillità saprà far vedere delle belle cose. La signora comunque non tiene il passo dei campioni d'Italia nonostante le falcate del rientrante Sissoko e adesso si ritrova a meno quattro. Attenzione!!! E' più di una partita da giocare.
La domenica calcistica poi ha visto andare in scena un Lazio Sampdoria dove la doria capolista non si è rifiutata di giocare ma di contro ha trovato una squadra biancoceleste in crescita: in altri tempi i capitolini avrebbero probabilmente perso una gara del genere. Complimenti a Francelino Matuzalem per il bel gol e auguri a Pazzini di pronta guarigione. Poco più a nord Zenga, gran bell'allenatore anche se un po' troppo focoso, espugna Livorno e probabilmente scrive la parola fine alla storia Russo Ruopolo nella città labronica. Tornano alla vittoria il Catania ( in serie utile da cinque gare) e il Parma, che come vuole la tradizione sotto la direzione del buon Guidolin, è partito fortissimo e si ritrova ad un passo dalla grande europa. Durerà..?
Mentre l'Atalanta fa bottino pieno a Udine e si rivela come la vera outsider dell'ottava di campionato, con i padroni di casa privi di Di Natale; i bergamaschi sembrano aver tracciato la retta via sui binari Tiribocchi - Conte. A conferma la tendenza al segno 2 in schedina è, manco a dirlo, il Bari di Ventura che, con un mix di vecchie volpi (Kutozov) e giovani vogliosi (Ranocchia) e di talento (Barreto), viaggia beato con il primato della migliore difesa del torneo mostrando un bel calcio fatto di folate e sgroppate, un po' come il suo mister incarna. Dulcis in fundo il Napoli dell'incontentabile De Laurentiis che vorrebbe vincere campionato e Champions con Contini in difesa e Denis prima riserva in attacco. Auguri.... Per una domenica (finalmente!!!) andrà a letto tranquillo grazie al cuore di Napoli, leggi Quagliarella e Maggio, visto che l'eroe Lavezzi non è apparso in una delle sue migliori giornate e il talentuoso Hamsik visibilmente appannato (colpa della Nazionale??? mah...)
In serata la "rinascitina" del Milan che batte in rimonta la Roma invertendo il trend negativo di questo inizio di campionato. La sensazione è stata quella di due squadre poco motivate e non in gran vena che hanno dato il massimo della mediocrità che possono offrire in questo periodo. A.A.A. cercasi voglia di giocare disperatamente.


I più e i meno:

- Dessena (Cagliari): una rovesciata così neanche sulle figurine Panini. gesto tecnico splendido e prossimo alla perfezione da parte del centrocampista del Cagliari, talentino italiano dai piedi buoni che ha un futuro luminoso davanti. Da seguire e sperare che qualcuno abbia il coraggio di lanciarlo. Credeteci.
- Almiron (Bari): ritorno al futuro per il regista ex Empoli, letteralmente sparito dai campi di gioco per un tempo indefinito e oggi titolare per le contemporanee indisposizioni di settecentododici compagni di squadra. Un quarto d'ora circa ed ecco l'argentino trovare una deviazione da circo colpendo con la testa, la spalla e tutto ciò che sta in mezzo trovando la traiettoria balistica giusta (nonché ai limiti dell'impossibile) per insaccare all'angolino alto. Bentornato!
- Pato & Ronaldinho: giocano quando hanno voglia e se fossi in Leonardo li frusterei a oltranza per questo. Perchè quando i due vogliono fanno a fette tutto ciò che incontrano. Altrimenti bivaccano corricchiando in qua e là senza una meta precisa. Un po' di costanza no? Pascolanti.
- L'inter: cinque gol cinque a Genoa sui rossoblu, reduci in un passato più che prossimo da un due a due con la Juve che tanti elogi aveva fruttato ai bianconeri. L'armata di Moratti passeggia, priva di Milito, Eto'o e Motta; un pokerissimo degno di una grande. Chapeaux
- Iaquinta: dopo un buon avvio di stagione sbaglia tutto ciò che è possibile sbagliare e buon per lui che da una deviazione da non far vedere ai bambini nasca l'assist per Amauri (buongiorno finalmente). Un tantino inguardabile, se il fisico lo sorreggerà ripartirà altrimenti.... In Trezeguet Ferrara trusts.
- Lucarelli C.: lo aspettavano tutti a Livorno per uscire dalla crisi e tornare al Gol in casa che mancava da un'infinità; per di più al Picchi si presentava il Palermo, sua vittima preferita. Livorno sconfitto 2 a 1, unica rete dell'inutile Danilevicius che segna perché Candreva miracolosamente e involontariamente lo colpisce. Mister "tenetevi il miliardo", dove sei?
- Amelia: prende gol da centrocampo, e non è una novità per lui, servendo un assist, peraltro neanche molto preciso, a Stankovic che, ironia della sorte gioca nella squadra a lui antagonista. Sciagurato!
- Huntelaar: Milan in crisi nera, reduce da aver venduto Kaka, contestazione aperta, crisi di risultati e di gioco, sotto di un gol in casa alla fine del primo tempo con la Roma. Chi mette in campo il mister brasiliano? Inzaghi. E il lungherone olandese in panchina. No comment... Tenerone..

Io avrei finito, a tutto il resto ci pensa Biscardi.