lunedì 17 gennaio 2011

Una domenica di terza categoria

Le domeniche di calcio in categoria sono diverse. Hanno ancora un po' di sapore retrò. In trasferta soprattutto, quando ti trovi la mattina al bar in paese e tra un caffè e il primo cicchino con gli occhi ancora incollati decidi chi porta la macchina. Quando parti in 8 da casa con la gente che esce dalla messa e viene al bar e tidice per fare la simpatica: "Quanti ne prendete oggi?" Parti e il viaggio di partenza è sempre semi taciturno, a meno che uno non abbia fatto le notti brave la sera prima. Arrivi al campo e posi la roba, poi entri sul terreno di gioco in borghese per vedere il campo; "è grande, è piccino, è largo, è lungo, c'è poco spazio ai lati". Oguno la vede come gli pare ma in realtà è solo una scusa per fumare l'ennesimo cicchino. Entri negli spogliatoi, ti conti e vedi che sei undici; di conseguenza si chiama in fretta e furia uno che era già praticamente a tavola. Ovviamente il candidato risponde presente. Si fanno le note, si caricano i ragazzi; non sempre ci si riesce. Caffè, la chiama dell'arbitro e si parte. Partita ruvida, legnosa, spigolosa; ma interpretata col piglio giusto. Spesso ci sono motivi di discussione, perchè quando calchi i campi terrosi e motosi fino agli occhi nei posti più assurdi e ne fai di tutte per una partita di terza categoria, e la squadra va male, è molto probabile discutere. Ma oggi no, siamo concentrati, affamati; la paura di vincere è una bestia dura da mettere ko e si vede forte nelle prime volte che ti capitano le occasioni da rete. C'è il timore, il terrore di sbagliare. E puntualmente sbagli, perchè alla fine è pur sempre categoria e fenomeni non ci sono. Ma prendi coraggio, vedi che tieni bene il centrocampo e davanti ti fai vedere, la squadra prende fiducia e inizi a crederci.
"Marco, vieni qua."
"Che c'è?"
"Quando ce la fai prova a cambiare il gioco, anche alla cieca, a casaccio. Oggi si entra bene in profondità."
"Sono nel casino, sono sempre da solo".
"Te provaci".
Forza ragazzi, facciamo il colpaccio.
Calcio d'angolo, colpo di testa, traversa e tocco del portiere. Imprecazioni di varia natura. Insisti, da un corner battuto e mal sfruttato la palla finisce a Marchino che alza la testa e cambia gioco; il portiere di loro accenna l'uscita ma rimane a metà strada, Lorenzo entra, aggira l'estremo difensore e appoggia in rete da posizione angolata con un rasoterra. Esulti e urli, e entri in campo a abbracciare tutti, proprio mentre l'arbitro ti brontola e fischia la fine del primo tempo. Ci sarà da soffrire.
Rientri negli spogliatoi, bevi, ti riprendi, scarichi e ricarichi.
E torni in campo, sai che loro verranno su incazzati come iene e ti prepari mentalemente; si rientra e come previsto ti ritrovi chiuso dietro a fare le barricate. Tutto sommato te la cavi, non corri troppi rischi finchè l'arbitro non inventa un rigore contro. Ennesima dose di imprecazioni e ennesimo cicchino della giornata.
"Quest'anno non ce ne gira una"
"Tanto lo sbaglia"
Sono le due cose che ti frullano in testa contemporaneamente. Parte il nottolone di loro e spara una legnata sulla traversa e all'istante terza sonora dose di imprecazioni superurlate di sfogo gioioso. Godi ma sai che dovrai soffrire.
A un certo punto l'arbitro perde il cervello (dal tuo punto di vista) e butta fuori uno dei tuoi perchè gli ha risposto male; dovresti fare la cazziata al tuo e invece accani l'arbitro difendendo a spada tratta il tuo compagno.
"Ti avevo visto grintoso, hai giocato bene. Bravo, non me la sento di dirti nulla".
Avevamo un po' discusso in settimana perchè il ragazzo non si sentiva stimolato e lo avevo come ripreso, senza scenate ma gli avevo fatto capire che non mi era piaciuto, e glielo avevo ripetuto sul viso prima dell'inizio della partita. Ma mi aveva risposto con uno sguardo che mi piaceva, come a dire "oggi spacco tutto e ho un casino si voglia di vincere". Spesso uno sguardo di intesa di una frazione di secondo riesce a spiegare meglio un concetto di quanto non si possa riuscire a fare a parole. Ma aveva capito e nonostante l'infortunio aveva sputato sangue e giocato bene. Era il suo modo di dirmi che aveva compreso ciò che gli avevo voluto trasmettere.
Mancano ancora venti minuti e ti chiudi dietro, congelando cambi e tattica, limitando al massimo le sgroppate offensive, cercando sempre di prendere punizione in attacco. soffri, il tuo portiere fa degli interventi importanti e la squadra prende sicurezza tutto insieme, come un guerriero che ha rtrovato la via e il saper combattere e vincere. Strappi i tre punti e ti abbracci tutti a borracciate d'acqua addosso a gennaio, ti abbracci tutti a patte e prese per il bavero della maglia.
Faccio il giro di tutti, arrivo anche dal mio amico e gli urlo sul viso, urlo sul viso a tutti, chiamo Marchino, saluto tutti. Ti senti bene in quei momenti li.
Rientri negli spogliatoi e un attimo di silenzio appena tutti dentro, quest'anno non siamo abituati alla vittoria e quasi non ci ricordiamo che si fa quando si vince. Parto a battere sulla porta di plastica che rimbomba e fa un casino tremendo nella stanza.
"Allora si urla o no, s'è vinto".
Parte l'inferno con tutta la roba che vola per aria e tavoli e panchine che si alzano e si riabbassano sul pavimento con quindici persone che urlano a più non posso, attaccappanni che dondolano pericolosamente mentre cascano tutte le borse appollaiate sopra. Entra il custode della squadra di casa a dirci di fare piano; un secondo di silenzio e poi si parte tutti a urlare sul viso al custode, senza sbeffeggiarlo, ma continuando semplicemente a fare festa.
E' bello urlare negli spogliatoi altrui quando sei in trasferta, così come è triste sentir gridare a casa tua. Ma quando vinci non esiste, urli a più non posso quasi a finire l'avversario. Tutte le squadre lo fanno in categoria, quasi fosse un rituale di festa.
E' bello questo calcio ancora fatto di piccoli miracoli, quando parti in undici e vinci con un uomo in meno, da ultimo in classifica, quando sputi sangue e ci metti la faccia nei campi della provincia più remoti, quando veramente i soldi non contano perchè nessuno riscuote nulla e si gioca con tanti sacrifici, anche economici talvota, e si gioca per la maglia e per il calcio.
Devo comprare la fascia nuova al capitano, che la sua è tutta rotta.
Gliel'avevo promesso

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