L'ennesimo passo falso delle italiane in europa lo sancisce il Napoli, che in due minuti due si fa rimontare dal Villareal e saluta il continente.
E' soltanto l'episodio finale di una saga di orrori; il milan, la roma e l'inter in ordine cronologico avevano offerto un buon prologo e adesso pure i partenopei; è il segno evidente che ci siamo involuti calcisticamente e non ci vuole un genio per rendersi conto razionalmente della situazione.
Attualmente siamo sui livelli di un campionato olandese di metà anni 90. Belli quegli anni, bello quel tipo di calcio per come era giocato, non sempre basato troppo sul fisico e sulla potenza ma anche su altre qualità che adesso magari si notano meno sotto i luccichii di CR9 e la forma statuaria del 90% dei giocatori attuali. In quell'epoca calcistica la facevamo da padroni con tutti e attraverso tutti: Juve, Milan, Lazio, Parma, Inter vincevano in europa, facendo a fettine chiunque si presentasse loro davanti.
Dominavamo il mondo del pallone perchè allora i campionati, le competizioni, le singole partite, si vincevano con le difese. La tendenza è andata avanti ancora per un decennio circa, per culminare con quella che era la generazione che Baggio e Zidane ci avevano lasciato, quei Nesta, Cannavaro, Buffon, Totti, Pirlo, ecc.. che nel 2006 hanno marchiato a fuoco il mondo dando la dimostrazione di quanto ancora valeva quel calcio.
Ben sapevano, o qualcuno forse neanche immaginava, che era il canto del cigno per noi, e che da quel momento saremo stati destinati a anni di purgatorio. Le difese non vanno più di moda oramai; ha vinto, stravinto il modello di gioco spagnolo, non a caso la Liga è l'ambiente in cui ritroviamo l'assoluta maggioranza dei più grandi giocatori del mondo. Noi dal canto nostro siamo retrocessi in serie B, troppo ciechi, narcisi, abbagliati e orgogliosi di essere sempre e comunque i migliori.
In realtà vince chi fa un gol di più oggi, non chi ne prende uno di meno, che può sembrare la stessa cosa ma in realtà non lo è. Siamo rimasti a tecniche di allenamento che possono fare la fortuna di ogni squadra all'interno dei confini nazionali, con l'aggravante però di farci perdere il senso del nostro declino; per decenni non abbiamo
fatto altro che farci vanto rispetto al mondo di avere il campionato più bello o comunque il più difficile e tecnico. Adesso che il mondo ci ha sorpassato facciamo fatica a ribaltare questo ideale, perchè continuiamo a formare i giovani giocatori facendo forza solo su tattica e muscoli, sminuendo la tattica e l'intuito, soffocandolo in metodi di fare gioco chiusi. Al contrario oltralpe hanno iniziato a lavorare in direzione opposta alla nostra, mettendo in primo piano il bel gioco. E il gol. L'aspetto nuovo della questione è che si sono ribaltati i valori e la fanno da padrone le squadre che giocano il tutto per tutto, partendo dalla mentalità che vince chi segna un gol in più dell'avversario. Il calcio moderno è questo perchè diverte. E vince.
Noi continuiamo a fare i catenacciari, con improponibili linee mediane di incontristi (il Milan capolista ultimamente va in campo con Gattuso, Van Bommel e Merkel), continuiamo a giocare con una punta, massimo una e mezzo perchè altrimenti non c'è equilibrio in squadra, continuiamo a giocare perdendo tempo per difendere il risultato.
Intanto, finchè non capiremo questo dettaglio, finchè TUTTO il movimento non deciderà di cambiare, ci abitueremo alla mediocrità calcistica, quella in cui Bogdani è considerato un buon attaccante e Montolivo un giovane promettente.
In bocca al lupo.
A Noi.


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