venerdì 25 giugno 2010

Questo è il nostro calcio

La clamorosa eliminazione dell'Italia subita ad opera della Slovacchia ha scatenato il putiferio mediatico. Sessanta milioni di commissari tecnici hanno sciolto le briglie e hanno iniziato a crocifiggere Lippi.
Premesso che il viareggino ha le sue colpe (uno Iaquinta inguardabile in campo 270 minuti su 270, Marchisio esterno di sinistra a centrocampo), il beffardo risultato di ieri non è altro che il frutto degli ultimi dieci anni di politica calcistica italiana. Al mondiale del 1998 in Francia ci presentammo in campo con Nesta (22 anni), Cannavaro (25 da compiere), Del Piero (24 da compiere), Vieri (25 da compiere), Inzaghi (25 da compiere); negli anni immediatamente successivi sarebbero entrati nel giro della nazionale i vari Totti, Gattuso, Pirlo, Zambrotta, Buffon ecc... Ieri in campo dei "giovani" c'erano Criscito, Montolivo, De Rossi (comunque al secondo mondiale), e in panchina Marchisio. Confrontando le generazioni si evince l'enorme divario tecnico tra le due, con conseguenze che subiremo per molti altri anni.
Del resto il successo di Berlino è figlio di una politica calcistica che mirava al far crescere i propri giovani dei vivai, nel dar loro fiducia e buttarli in campo. Nel 1995 la Juventus dette Baggio al Milan per puntare su un giovanotto che in seguito si sarebbe rivelato Del Piero, ma che sul momento non poteva non essere una scommessa. Quante società di primo livello fanno una manovra del genere adesso? La risposta è nessuna.
La mossa principale del calciomercato degli ultimi anni è stata comprare all'estero anche i giocatori di valore quantomeno dubbio, invece che prelevarli dalle giovanili e cercare di farli crescere: Gresko, Brechet, Hakan Sukur, Ricardo Olivera, Dimas, Tomic, Eliseu, Vanden Borre, Assuncao, Vampeta, e via dicendo. Siamo proprio sicuri che nei campionati italiani non ci fossero stati dei ragazzi validi quanto loro? Ben vengano gli stranieri, ma che portino qualcosa in più rispetto al patrimonio che già abbiamo. Ben vengano Kaka, Eto'o, Shevchenko, Zidane. Ma buttando in campo gente come Papa Waigo o Kovacevic i nostri Acquafresca, Giovinco, Lanzafame non riusciranno mai ad arrivare a livelli di eccellenza.
Non c'è ricambio generazionale, perchè la generazione successiva a quella osannata degli "eroi di Berlino" non esiste; le nostre società calcistiche si sono mosse in modo tale da polverizzare anni di potenziali campioni, spedendoli a fare la B, la C o in campionati esteri. E adesso i nostri migliori talenti sono Bonucci, Bocchetti, Gamberini, Candreva... Dieci anni fa c'erano Del Piero, Nesta e Pirlo.
La morale della favola la ha fornita razionalmente Buffon nell'immediato dopo partita: Il nostro calcio adesso è questo. Quindi teniamocelo, e magari impariamo dall'ultimo decennio di orrori.

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